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L'ALGERIA DELLE DONNEL'IDEA OLIMPICA







Taralletto Bruno

LA REPUBBLICA DEI FURBI

Prezzo: 14.00 €



pp. 130

COLLANA: EURINSTANT

ISBN: 978-88-97931-21-8

Oltre venti anni di piccole e grandi furbizie nel nostro Paese: storie di straordinaria furbizia e di truffa che, raccolte dalle cronache, abbiamo voluto riportare qui poiché assumono la pretesa di essere emblematiche del paese dei furbi; di certificare, in un certo qual modo, uno status. C’è, in giro, in libera uscita con salvacondotto, tanta gente che si crede furba, che pensa da furba, che agisce furbescamente. E tanti aspiranti furbi, in lista d’attesa di imbarcarsi sul veloce carro dei furbi. Una razza anche intelligente, perché esiste il furbo intelligente, colui che esercita l’intelligenza attraverso la furbizia, e non necessariamente disonesta, perché si può essere furbi senza essere legalmente disonesti attraverso, ad esempio, l’adulazione e l’ipocrisia verso il fesso onesto, una razza in ogni caso in estinzione Ma in Italia intere categorie del mondo economico, quand’anche classi sociali d’elite, si abbandonano al gioco del furbo. Il gioco del furbo ha una faretra dalle mille frecce, un campionario variegato il cui pendolo oscilla superando spesso il confine del lecito. Quest’Italietta alla ricerca d’una identità perduta, è un mix tra “Il Paese della cuccagna”, fotografato da Matilde Serao e del “Paese delle canaglie” descritto da Sergej Esenin: il Belpaese, nonostante il sole e la natura, non più incontaminata, che sempre invochiamo come prodotti tipici, si è trasformato in Malpaese, contrada delle piccole e grandi illegalità. Ne “Il Paese dei furbi”. Non più una legione, ma un esercito senza condottieri, che avanza in ordine sparso, con libertà d’azione: libertà d’evasione fiscale, di truffare, libertà di rincorrere privilegi e status symbol, libertà di compiere l’abuso di ufficio, la concussione e la corruzione e quant’altro. Dove l’agio è correlato con il disagio, dove la memoria storica, fonte d’identità, è in evidente saldo passivo con il passato, dove anche la modernità si traduce solo in moda, in gadget. Dove prevale la società dell’indifferenza, che genera violenza, singola o di gruppo, dove persino il progetto, il sogno, l’utopia sono morti.