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JOBS ACT. PRIME RIFLESSIONI E DECRETI ATTUATIVIMIGRAZIONI DIASPORE E COMPLESSITÀ

CODICE CIVILE DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL'IRAN

Il Codice civile dell’Iran è un corpo organico di disposizioni di diritto civile e di norme di diritto processuale di rilievo generale.

( Istituto Culturale della Repubblica Islamica dell'Iran )
30.00 €

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Pag. 320

Collana: I Codici

Isbn: 9788897931478

Introduzione di Massimo Papa

Traduzione dal persiano di Raffaele Mauriello

Il Codice civile dell’Iran è un corpo organico di disposizioni di diritto civile e di norme di diritto processuale di rilievo generale. Il Codice venne emanato a più riprese fra il 1928 e il 1935 ed è stato emendato diverse volte. La traduzione è stata compiuta tenendo conto dei più recenti emendamenti. Il Codice consta di 1335 articoli ed è diviso in tre parti: Libro primo “Dei beni”, Libro secondo “Delle persone”, e Libro terzo “Delle prove nelle azioni”. I tre libri sono preceduti da un Preambolo che tratta della promulgazione, degli effetti, e dell’attuazione delle leggi in generale.

Raffaele Mauriello Islamista e iranista. Dottore di ricerca in Civiltà Islamica: Storia e Filologia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Vincitore del Premio Mondiale di Libro dell’Anno della Repubblica Islamica dell’Iran nel 2013 nel campo dell’islamistica. Attualmente è Postdoctoral Research Fellow in World Studies presso l’Università di Teheran.

Massimo Papa Ordinario di Diritto Privato Comparato e di Diritto Musulmano e dei Paesi Islamici presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Vice Presidente dell'Istituto Per Oriente C.A. Nallino di Roma. Coordinatore del Dottorato di Ricerca Sistema Giuridico Romanistico e Integrazione del Diritto, Paesi Islamici; autore di numerose monografie e saggi sul mondo islamico.

Ghorban Ali Pourmarjan Direttore dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma. Docente presso la Libera Università Islamica di Diritto Comparato e Costituzionale. Membro del Comitato degli Studi per la pubblicazione dei testi universitari per le Scienze Umanistiche del Ministero della Cultura e Guida Islamica

ANSA/ Iran:matrimonio e diritti donna, sorprese in codice civile Prima traduzione in italiano confuta alcuni luoghi comuni TEHERAN (di Luciana Borsatti) (ANSA) - TEHERAN, 25 MAG - Se è vero che le leggi iraniane discriminano le donne su questioni fondamentali come la quota di eredità e il valore della testimonianza - in entrambi i casi la metà rispetto agli uomini - è anche vero che il diritto islamico sciita lo fa meno di quello sunnita. E che le norme della Repubblica islamica lasciano spazi di iniziativa perché siano applicate a maggior favore della donna, mentre il matrimonio può metterla in una posizione di privilegio rispetto al marito. A sottolinearlo è Raffaele Mauriello, storico ed esperto di sciismo contemporaneo, che ha realizzato la prima traduzione in italiano del Diritto civile iraniano, edito da Eurilink. Un lavoro voluto dall'Istituto Culturale Iraniano in Italia e risponde anche alle necessità pratiche di quanti lavorino o vivano tra i due Paesi senza conoscere il farsi: categoria che, con un prossimo accordo sul nucleare, è destinata a crescere. "Certo, la parte del Codice sullo statuto della persona è quella più problematica rispetto al diritto italiano - osserva Mauriello parlando con l'ANSA, nel suo ufficio di Postdoctoral Research Fellow della facoltà di Studi internazionali della Università di Teheran - ma la maggior parte dei suoi 1335 articoli riguarda i beni e il commercio: un campo nel quale non ci sono particolari problemi, quanto piuttosto alcune specificità che bisogna conoscere". Per esempio le norme che derivano dai principi della finanza islamica (in materia di mutui e interessi), i limiti alla proprietà degli stranieri, e appunto, il diritto ereditario. "Ad oggi - spiega il giovane accademico, vincitore nel 2013 in Iran del Premio internazionale per il Libro dell'anno negli studi islamici - una donna eredita la metà dell'uomo, ma questo avviene solo a parità di grado di parentela", e non la penalizza, come nel mondo sunnita, a favore di altri parenti maschi. Inoltre, è possibile fare testamento privato per un terzo dell'eredità. Un altro nodo molto critico è rappresentato dall'età in cui una donna viene considerata pubere (9 anni, per i maschi 15), quando diventa obbligatorio il velo e lei si può sposare . "Ma si tratta di episodi molto limitati", osserva Mauriello. Mentre la sempre più alta scolarizzazione delle donne (il 60% degli studenti universitari) ritarda il momento del matrimonio. E se è vero che la donna non può sposarsi senza il consenso del padre o del nonno, o di un tutore scelto dal giudice, se manca tale consenso può rivolgersi lei stessa al tribunale. Altra questione critica il divorzio, che Mauriello ha scelto di tradurre come tale anche se alla lettera sarebbe 'ripudio'. "Premesso che il matrimonio è un contratto - dice - vi sono casi in cui il divorzio lo può richiedere anche la donna: se il marito è tossicodipendente o impotente o condannato a lunga detenzione. Inoltre, rifiutando i rapporti sessuali, la donna può anche spingere il marito a chiederlo. E in caso di divorzio l'uomo è tenuto a versarle il 'mahriye', la somma molto alta e in monete d'oro cui si è impegnato con il matrimonio, e che lei ha il diritto di esigere quando vuole. Ed è proprio l'onerosità del 'mahriye' (sorte di dote all'incontrario), insieme ad obblighi come quelli di provvedere per la casa e di farsi carico di tutte le spese della moglie anche quando questa lavora, a mettere in difficoltà molti giovani delle classi medie, favorendo in questi anni le pur illegali convivenze, i cosiddetti matrimoni 'bianchi'. Altre norme assicurano poi alla donna condizioni di vita analoghe a quelle di cui godeva da nubile, e la cittadinanza immediata alla straniera che sposi un iraniano (ma non viceversa). Sempre in tema di matrimonio, l'Iran prevede quello temporaneo ('sigheh'), analogo a quello normale ma senza divorzio nè obbligo di mantenimento, anche se l'uomo deve pagare il 'mahriye'. L'obbligo di registrazione dovrebbe scoraggiarne l'uso per coprire la prostituzione, ma non vi sono 'sanzioni'. Infine la poligamia, prevista ma solo con il consenso della prima moglie e rarissima nei fatti. Vietati invece i rapporti sessuali fuori del matrimonio, assimilati all'adulterio nel Codice penale, che li punisce con le frustate: la lapidazione infatti, conclude Mauriello, non viene applicata in Iran e l'apostasia non è un reato. (ANSA).